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Ma davvero nel 2025 per ogni lavoratore ci sarà un robot?

Fortunato Depero,  Automaton with a Pipe 1917 - 1920, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid
Fortunato Depero, Automaton with a Pipe 1917 – 1920, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid

Uno dei racconti dominanti nel periodo del Covid-19 è che ci sarà nel mondo del lavoro una grande accelerazione della tecnologia e dei robot. La realtà sembra confermarlo; mentre i negozi sulla strada chiudono, la domanda di merci online è aumentata fino a 10 volte.  Ma i lavoratori nei magazzini non possono muoversi o devono seguire rigidi protocolli di sicurezza; cosa meglio che sostituirli con i robot, che tra l’altro stanno facendo sempre più progressi? L’ultimo report di ottobre del World Economic Forum stima che entro il 2025 il tempo speso per l’attività lavorativa sarà distribuito 50% all’uomo e 50% ai robot. Mentre i lavori con salari più bassi, donne e più giovani sono stati profondamente colpiti nella prima fase della contrazione economica, lo smartworking sempre in un report del World Economic Forum mostra come la disuguaglianza sociale e economica aumenterà per i paese più poveri. Un parte del racconto dice che i lavoratori sostituiti dai robot saranno formati e reimpiegati a nuove e più interessanti mansioni ma i numeri, spesso ormai più potenti delle parole, mostrano che sebbene il numero di posti di lavoro distrutti dai robot sarà superato domani dal numero di nuovi posti di lavoro, oggi la creazione di posti di lavoro sta rallentando e la distruzione di posti di lavoro accelera.
Un altro racconto, questo sottovoce, dice che non troveremo cosi velocemente i robot tra gli scaffali e le corsie dei magazzini e delle industrie. È un racconto che può dare speranza ai lavoratori e alle loro famiglie. Perché mettere in produzione con successo la robotica è un’impresa complessa e la maggior parte delle aziende non è attrezzata per implementare e beneficiare di questi sistemi avanzati. Del resto anche la storia economica ci insegna che quando arriva una forma nuova di automazione, dai telai, ai robot le aziende spendono molto più tempo e denaro di quanto si aspettano di guadagnare usando quella tecnologia. E’ il paradosso di Solow e è la curva della produttiva a J. Eric Brynjolfsson del MIT la racconta straordinariamente bene qui.  La curva a J mostra come in un periodo di cambi tecnologici la crescita della produttività sia incredibilmente lenta.
Una soluzione possibile alla curva a J per ora è l’automazione plug and play. Robot poco costosi, spesso noleggiati, che possono essere riconfigurati velocemente e che riescono a rispondere all’aumento della domanda di merci e di produzione nel mondo sotto Covid-19. Moduli di trasporto automatizzati, robot selezionatori. Altri modelli con un automatizzazione più pesante per ora non vengono considerati dalle aziende proprio per la curva a J. Le pressioni che le aziende hanno in questo periodo non sembrano favorire le grandi organizzazioni che possono investire in maniera importante anche se la storia economica ci dice che il miglior ritorno d’investimento sulla tecnologia deriva dalla tecnologia disponibile per le grandi multinazionali. Ma ora le aziende più piccole possono adattare i loro investimenti plug and play alle loro operazioni e continuare a ottenere un ritorno ragionevole riconoscendo il lavoro dell’uomo perchè i robot plug and play hanno bisogno di donne e uomini competenti e responsabili per poter essere attivati, collocati e riconfigurati. Aziende e lavoratori stanno combattendo per non soccombere, la speranza è che lo facciano insieme, tendendosi la mano, perchè l’ economia non può e non deve ammettere il successo di pochi e il fallimento di molti.

Il report del World Economic Forum “The Future of Jobs” lo trovate qui.