Chi ha paura di perdere l’AI?

Amodei, Altman e gli altri chiedono vergognosamente di rallentare l’AI, mentre Trump cerca di conservare il primato americano. Quando il vantaggio tecnologico diventa più difficile da difendere, poter decidere le regole della corsa acquista un valore enorme.

Forse i grandi LLM hanno ancora molto spazio di sviluppo e di miglioramento davanti. Forse incontreranno ostacoli che renderanno ogni passo più lento e costoso. Non sappiamo quanto siano vicini a un limite, e probabilmente nemmeno loro. Quel che è certo è che chi ha raccolto capitali promettendo di dominare il futuro può cominciare a preoccuparsi molto prima di incontrare un muro.

Se chi è davanti rallenta e gli inseguitori continuano ad avanzare, il vantaggio si riduce. È come arrivare per primi a un passaggio a livello chiuso: mentre aspetti, gli altri ti raggiungono e il distacco accumulato scompare. Se poi sospetti che pochi metri oltre i binari ci sia un muro, hai ancora più ragioni per preoccuparti. Non serve sapere se quel muro esista davvero: basta non essere più sicuri di poter ripartire e lasciare nuovamente tutti indietro. È in questa situazione che può diventare conveniente chiedere di rallentare anche chi ti insegue.

I concorrenti, compresi quelli che distribuiscono modelli aperti, non devono necessariamente superarti in tutto. Per mettere in discussione il tuo potere da Super Eroe della AI può bastare che offrano capacità comparabili, costi inferiori e maggiore autonomia a chi li usa. La promessa di restare davanti attira investimenti enormi. Per chi ha costruito il proprio valore su quella promessa, proteggere il vantaggio anche attraverso le regole significa difendere la capacità di continuare a raccogliere capitali.

In economia esiste una strategia chiamata raising rivals’ costs: aumentare i costi dei concorrenti. Se mantenere le distanze attraverso la tecnologia diventa più difficile, puoi cercare di rendere più oneroso raggiungerti. Anche regole formalmente uguali per tutti possono servire allo scopo, quando tu hai i capitali e le strutture per sostenerle e chi ti insegue molto meno. È con questa possibilità in mente che leggerei le proposte sulla sicurezza e sull’accesso al mercato, soprattutto quando a scriverle insieme ai governi sono quelli che hanno un primato da difendere.

Certificazioni, controlli e autorizzazioni possono essere necessari, ma il loro disegno determina anche chi può sostenerne il costo. Le grandi piattaforme social hanno già cercato di influenzare le regole del proprio settore, anche chiedendo pubblicamente una regolamentazione. Chiedere regole può essere anche un modo per contribuire a scriverle a propria misura. Quando lo Stato ne concorda le condizioni soprattutto con chi domina, gli offre la possibilità di rendere più difficile la vita a chi potrebbe raggiungerlo. Requisiti che i grandi possono permettersi e i piccoli molto meno, insieme ad ampi spazi di autoregolamentazione, possono proteggere il predominio sotto il nome della responsabilità.

La finanza poi aggiunge pressione. OpenAI ha escluso la quotazione nel 2026; per Anthropic è stato riportato uno slittamento da ottobre a novembre, anche per presentare i risultati del terzo trimestre. Sono situazioni diverse e non dimostrano per forza una difficoltà tecnologica. Ma quelle valutazioni dipendono anche dalla promessa di conservare un vantaggio e trasformarlo in margini futuri. Se i concorrenti ti raggiungono e i clienti possono sostituirti più facilmente, proteggere la posizione industriale serve anche a sostenere il valore finanziario costruito intorno ad essa.

Poi c’è Trump, che promuove il passaggio da intelligenza artificiale a superintelligenza. Il cambio di nome non dimostra che sia stata attraversata una soglia tecnica, ma può farla percepire come già avvenuta. Mentre gli altri si avvicinano a ciò che sai fare oggi, tu rivendichi la fase successiva e chiedi capitali, energia e fiducia per realizzarla. La promessa di superiorità viene spostata più avanti, dove è ancora difficile verificarla, e il potere politico la presenta come primato nazionale.

Trump e i laboratori avanzati delle AI possono divergere sulla velocità dello sviluppo e convergere sull’interesse a mantenerne il controllo. Una parte importante delle loro proposte serve soprattutto a difendere un primato che potrebbe vacillare. Così mentre discutiamo di quanto diventeranno intelligenti le macchine, lasciamo ai loro proprietari un potere molto concreto: stabilire a quali condizioni qualcun altro potrà metterli in discussione e raggiungerli.