Se c’è un luogo in Italia dove ho trovato particolare attenzione al digitale e all’intelligenza artificiale, è proprio nel mondo di Asnacodi Italia, l’associazione che riunisce i Consorzi di difesa impegnati nella protezione delle produzioni e del reddito degli agricoltori, attraverso strumenti assicurativi, mutualistici e di gestione del rischio. Ospito qui un contributo del suo direttore, Andrea Berti, perché in questo confronto ho incontrato un’attenzione che va oltre la ricerca di efficienza ed efficacia e riguarda il futuro del mondo agricolo: come le tecnologie e l’intelligenza artificiale possano aiutare chi coltiva a custodire la terra, affrontare l’incertezza e dare continuità al proprio lavoro e alle comunità che ne vivono.
Forse questa sensibilità ha qualcosa di naturale per il mondo agricolo, che in alcune sue realtà può apparire ancora legato a vecchi paradigmi e distante dalla tecnologia, ma che per la natura stessa del proprio lavoro deve misurarsi con le relazioni fra suolo, acqua, clima, organismi viventi, economie e comunità. Significa abitare un’attività nella quale quelle interdipendenze producono conseguenze concrete, spesso prima che altrove, e chiedono di essere lette. Mi sembra che da questa esperienza possa nascere anche una capacità di interrogare gli ecosistemi che stanno emergendo intorno all’intelligenza artificiale, cercando di comprenderne le possibilità, le dipendenze e gli effetti sui territori. È con questo sguardo che vi propongo il suo pensiero, lo ringrazio.
di Andrea Berti
La transizione resiliente dell’agricoltura italiana: la roadmap strategica e gli obiettivi urgenti
Il settore agricolo italiano si trova oggi ad affrontare una delle transizioni più complesse della sua storia recente. Il cambiamento climatico ha definitivamente superato la fase dell’eccezionalità: gli eventi meteo estremi, i prolungati periodi di siccità e le gelate tardive non rappresentano più anomalie isolate, ma configurano una complessa e imprevedibile normalità. La stessa World Bank, nel suo ultimo studio, stima le perdite annue del settore agricolo italiano in oltre 3 miliardi di euro all’anno. La globalizzazione ed il difficile contesto geopolitico internazionale comportano inoltre non governabili implicazioni economico finanziarie. In questo scenario di profonda mutazione, il sistema agricolo è chiamato a ridefinire i propri obiettivi operativi nell’ottica di accompagnare gli enti territoriali e le imprese agricole in questo percorso di profonda trasformazione. L’obiettivo è chiaro: guidare il comparto oltre la logica dell’emergenza, ponendo le basi per la pianificazione di una strategia di resilienza strutturale delle imprese agricole che punti a recuperare redditività e sostenibilità.
Fino a pochi anni fa, la gestione del rischio in agricoltura si basava su modelli predittivi di tipo statistico-attuariale stabili, dove il danno era un evento fortuito, localizzato e quantificabile. Oggi quel paradigma è superato. Il rischio ha cambiato natura, trasformandosi in una minaccia sistemica caratterizzata da una forte interdipendenza multifattoriale.
Le dinamiche climatiche non colpiscono più solo i raccolti nei campi, ma condizionano gli habitat produttivi e la vocazionalità territoriale, (Ismea conferma per molti settori rese in calo di oltre il 10%), innescano inoltre reazioni a catena che investono:
Mercati e filiere: Instabilità dei prezzi delle materie prime e interruzioni logistiche.
Credito ed energia: Volatilità dei costi energetici e irrigidimento dell’accesso ai finanziamenti per le aziende considerate troppo esposte ai fattori esogeni.
Geopolitica e consumi: Mutamenti degli equilibri commerciali globali e nuove richieste da parte di consumatori sempre più orientati alla sostenibilità. Cambiamento dei modelli di consumo dovuto anche alla crescita demografica di altre aree del mondo rispetto a quelle di maggiore sviluppo economico.
In questo nuovo scenario di complessità crescenti si aggiunge un profondo rischio demografico. Il progressivo invecchiamento dei conduttori agricoli e le barriere all’ingresso per le nuove generazioni riducono la capacità intrinseca del settore di assorbire gli shock finanziari, rendendo i modelli tradizionali di analisi e gestione del rischio obsoleti e non più sostenibili nel medio periodo.
E’ necessario pensare ad una forte collaborazione trasversale in una logica di partnership pubblico-privata, che crei le condizioni per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate che possano sfruttare le potenzialità dell’ A.I. e di accesso ai big data.
Per rispondere a un rischio sistemico non bastano più i ristori ex-post o le coperture assicurative e mutualistiche. E’ necessario promuovere una radicale rivoluzione culturale nel risk management agricolo. L’agricoltore moderno e le filiere agricole devono trasformarsi in un gestore attivo del rischio, integrando la variabile climatica direttamente nei propri piani industriali.
Gli obiettivi operativi in questo ambito prevedono il rafforzamento delle competenze economico-contabili delle imprese. Saper valutare con precisione i margini aziendali, comprendere l’impatto finanziario di un sinistro e saper dialogare con gli istituti di credito sono competenze ormai vitali. Una solida cultura del rischio migliora il rating bancario dell’azienda, sbloccando linee di credito indispensabili per gli investimenti e la continuità aziendale.
La resilienza si costruisce trovando un punto di equilibrio ottimale tra diversi strumenti complementari:
Sinergia Assicurativo-Mutualistica: Le tradizionali polizze assicurative contro le avversità atmosferiche climatologiche devono dialogare strettamente con i fondi di mutualità.
Copertura dei rischi catastrofali e fitopatie: Accanto alla protezione contro gelo, grandine e siccità, deve assumere un ruolo centrale la difesa contro le fitopatie e le epizoozie, minacce sempre più frequenti a causa dell’innalzamento delle temperature medie. Tali coperture dovrebbero essere a supporto e valorizzare le best pratice agricole.
Stabilizzazione del reddito (IST – Income Stabilization Tool): L’implementazione di strumenti evoluti volti a tutelare le imprese non solo dalle perdite fisiche di prodotto, ma dalle severe contrazioni del reddito aziendale causate dalle fluttuazioni di mercato, non è più un’azione rimandabile ma deve trovare concreta attuazione in tutte le maggiori filiere del nostro comparto
Certificazione di valore: Promuovere standard qualitativi e certificazioni che attestino l’adozione di buone pratiche di gestione del rischio, trasformando la prudenza gestionale in un valore competitivo riconosciuto dal mercato e dalle filiere deve diventare un asset economico.
Storicamente, il ricorso agli strumenti di gestione del rischio ha registrato forti squilibri geografici e settoriali. È necessario estendere queste tutele a territori tradizionalmente meno coperti (come alcune aree del Mezzogiorno) e a filiere produttive emergenti o storicamente escluse dai circuiti assicurativi agevolati.
La diffusione degli strumenti non può prescindere da una profonda riforma del sistema volta alla semplificazione burocratica. Non è rimandabile l’azione di snellimento delle procedure amministrative, riducendo i tempi di caricamento dei dati e l’erogazione dei contributi pubblici in tempi più celeri. Semplificare significa abbassare le barriere d’accesso per le piccole e medie imprese, favorire maggiore fiducia da parte delle stesse nel sistema pubblico-privato, rendendo l’intero portafoglio di soluzioni assicurative e mutualistiche immediatamente fruibile ed efficace. È inoltre indispensabile trovare una nuova soluzione assicurativa light per le imprese a minor investimento ad ettaro, caratterizzate da una semplice organizzazione aziendale e da bassi ricavi ad ettaro.
Tutti gli obiettivi appena descritti richiedono una velocità d’esecuzione che solo la tecnologia può garantire. Investire in tecnologie avanzate (sensori IoT, immagini satellitari, algoritmi di intelligenza artificiale) è indispensabile per tre macro-attività:
Analisi predittiva e scenari: Leggere con anticipo le proiezioni climatiche e i modelli di rischio per pianificare le colture e gli investimenti.
Misurazione dell’impatto: Quantificare in modo oggettivo, rapido e trasparente gli effetti negativi dei sinistri sul campo per ridurre i contenziosi e velocizzare i risarcimenti.
Verifica dell’efficacia: Monitorare l’efficienza delle strategie di mitigazione e degli investimenti in prevenzione attiva (es. reti antigrandine, sistemi di irrigazione di precisione) per valutare il livello di perfomance ed i risultati ottenuti rispetto a quelli attesi in termini di protezione del valore aziendale.
La sfida per dar fiducia e prospettiva di sostenibilità di medio lungo periodo alle imprese agricole sarà vinta se il sistema riuscirà a trovare soluzioni condivise, per trasformare l’incertezza climatica e non solo, in un fattore misurabile, gestibile e governabile attraverso l’innovazione, l’integrazione degli strumenti finanziari e lo sviluppo di una nuova e diffusa consapevolezza imprenditoriale.
Immagine: La primavera di Jean-François Millet (1868–1873, Musée d’Orsay). Il cielo scuro, la fioritura e l’arcobaleno convivono nello stesso paesaggio. Si ritrova qualcosa dell’agricoltura di cui parliamo: un’attività immersa in relazioni che rendono possibile la vita e insieme la espongono al rischio. Anche l’intelligenza artificiale entra oggi in questa trama, e il suo valore dipenderà dalla capacità di aiutare chi coltiva a comprenderla e a prendersene cura.