Warlife: la guerra dopo la democrazia

Benvenuti nella Warlife, lo stadio terminale dell’ibridazione tra biologia e algoritmo dove la guerra, non quella che abbiamo conosciuto fino a oggi, diventa permanente, globale, riguarda tutti noi e smette di essere un evento per farsi ecosistema.

Gaza non è solo un affare immobiliare nella tragedia umana, una speculazione territoriale insanguinata e uno spazio devastato. È un enorme laboratorio a cielo aperto di dati, sorveglianza e guerra computazionale, dove il conflitto produce continuamente informazioni operative, segnali, immagini, tracciamenti, pattern comportamentali. La guerra contemporanea non genera soltanto macerie genera dataset.

A circa venti chilometri da Gaza opera il Civil-Military Coordination Center (CMCC), una struttura congiunta statunitense-israeliana in cui lavorano circa duecento militari statunitensi. Anche molto personale tecnico di aziende tecnologiche e della AI lavora al progetto Project Maven, un programma di analisi militare sviluppato dal Dipartimento della Difesa statunitense che aggrega dati provenienti da droni, satelliti e intercettazioni per renderli interrogabili in tempo reale dai comandi militari.

Ma l’elemento fondamentale, se ancora ne servisse qualcuno, è la transizione dal potere politico al potere cibernetico. Gaza non è solo un laboratorio per la guerra, ma l’incubatore del protocollo di gestione della eccedenza biologica del XXI secolo. Se guardiamo oltre la tecnica, emerge una verità che per ora è improrogabile solo dai potenti della AI e della politica supina o forse impotente. Stiamo assistendo alla fine dell’eccezione umana nella decisione morale.

Della precisione dell’algoritmo sappiamo già tutto; molto meno di come l’automazione stia eliminando l’esitazione morale che per secoli ha limitato la violenza umana. Storicamente, il limite estremo di ogni massacro o controllo totale è stato spesso il fattore umano: il trauma del carnefice, l’esitazione del soldato, la responsabilità politica del comandante. L’integrazione di sistemi come Project Maven e le architetture delle intelligenze artificiali servono a risolvere esattamente questo problema. Quando la “kill chain”, così la definisce Palantir, viene ottimizzata e automatizzata, la morte smette di essere una scelta politica e umana e diventa un banale output computazionale. Si realizza così la suprema assoluzione della specie: se il sistema è troppo complesso per essere compreso da un uomo e la decisione viene presa in millisecondi da un’intelligenza non biologica, nessuno è più colpevole. Questa è l’eresia suprema: l’automazione dell’innocenza attraverso la delega tecnologica.

Spostando lo sguardo sulla storia dell’uomo, l’implicazione è che Gaza fornisce il dataset per il governo globale della scarsità e della devianza. In un futuro segnato da collassi climatici, migrazioni di massa e risorse decrescenti, le élite di potere non avranno bisogno di soldati che possano provare empatia, ma di algoritmi addestrati su dati reali del conflitto, capaci di gestire masse di esseri umani come variabili di un’equazione di sicurezza. Il modello che si sta perfezionando oggi tra il CMCC e le macerie di Gaza è lo schema di gestione per chiunque si troverà fuori dal perimetro del valore economico nel prossimo secolo.

Vincere la guerra è ancora importante ma stabilizzare un sistema chiuso dove la ribellione è prevista matematicamente prima ancora di accadere lo è ancor più. L’essere umano viene ridotto a biomassa informativa: un insieme di segnali da processare o eliminare per mantenere l’omeostasi del sistema. Ciò che sta accadendo è la codifica algoritmica della fine del contratto sociale, sostituito da un contratto computazionale dove la vita non è un diritto, ma una variabile di un modello predittivo che ha imparato nel sangue di un laboratorio reale.

In questo scenario, discutere di etica dell’AI o di allineamento come se fossero problemi tecnici da risolvere rischia di diventare una distrazione. Quando le Big Tech organizzano conferenze sull’ alignment, quando pubblicano paper su come tenere i modelli di AI nel guardrail etici, quando costituiscono comitati etici e assumono filosofi morali, non stanno affrontando il problema, stanno performando la sua soluzione. L’etica diventa teatro, una cerimonia pubblica che assolve l’infrastruttura mentre si costruisce.

La storia del potere non si è mai mossa per principi morali, ma per rapporti di forza dentro le infrastrutture materiali. Non sono stati i dibattiti etici a fermare la schiavitù transatlantica, ma le rivolte degli schiavizzati, la guerra civile, il collasso economico del modello estrattivo. Non è stata l’etica a regolare il capitalismo industriale, ma la lotta sindacale, gli scioperi, la minaccia rivoluzionaria che ha strappato diritti contro la logica del profitto. L’etica è arrivata dopo, come narrazione di contenimento. Non è l’etica che cambia la storia, ma la storia cambia quando conflitto materiale e legittimazione morale si incontrano.

Eppure, la trasformazione di Gaza in ambiente computazionale non è un processo lineare di dominio assoluto. Se Gaza è laboratorio, è anche il luogo dell’adattamento tattico estremo. Le popolazioni sotto sorveglianza totale sviluppano forme di opacità spontanea che sfidano la pretesa di onniscienza della macchina: comunicazioni criptate informali, movimenti erratici e imprevedibili e sottrazione sistematica dal campo visivo dei sensori. Esiste una dialettica violenta tra il potere computazionale e un contropotere tattico che si manifesta come rumore imprevisto nel dataset. Questa resistenza non è ideologica, ma biologica e funzionale: è la risposta del sistema vivente che impara a rendersi invisibile, creando una frizione costante che impedisce la chiusura definitiva del modello algoritmico.

Benvenuti nella Warlife, lo stadio terminale dell’ibridazione tra biologia e algoritmo dove la guerra, non quella che abbiamo conosciuto fino a oggi, diventa permanente, globale, riguarda tutti noi e smette di essere un evento per farsi ecosistema. Qui il problema etico è definitivamente evaporato nel calore dei server della AI e la sovranità si è trasferita dall’uomo alla logica di ottimizzazione delle Big Tech. Non siamo più i soggetti che decidono la storia, ma la biomassa informativa che addestra, col proprio sangue, il proprio carnefice sintetico. La Warlife è il nuovo contratto universale: un’esistenza in cui il battito del cuore non è un diritto, ma un semplice segnale che il sistema operativo globale ha già imparato a processare o silenziare per pura, gelida necessità statistica. È la fine dell’eccezione umana, codificata in un rigo di codice che non prevede responsabilità, né odio, né misericordia, solo esecuzione.

Immagine: Il volto della guerra, Salvador Dalí, 1940