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L’informazione non serve

L’informazione, almeno quella che conosciamo legata ai media, non è un bene comune,  perchè si è sviluppata in un sistema egoistico dove il bene collettivo, la conoscenza in questo caso, è distrutta, deviata dall’avidità del singolo che alla ricerca della massimizzazione del suo profitto tende a non curarsi della sorte del bene. Il famoso articolo di Garret Hardin “La tragedia dei beni comuni” ci aiuta a capire. Se in villaggio con un campo dove tutti possono portare le vacche a pascolare qualcuno inizia a portare qualche vacca in piu rispetto alla quantità di erba disponibile, l’erba prima sarà meno verde, meno nutriente e poi finirà presto per tutti. Se nella società qualcuno per fini egoistici, inizia a produrre sempre più informazione senza rispettare i fatti e gli ambiti relativi, la conoscenza prima perderà di valore, poi scomparirà. Ecco la tragedia.  E di quei qualcuno la società pare ancora piena tanto che  sociologi, antropologi e neuroscienziati si stanno ancora domandando se siamo animali altruistici. Siamo cosi lontani dal concetto di altruismo che il filosofo francese Comte coniò il termine altruismo solo nel 1851. Prima non c’è ne è traccia. Mentre le religioni sostituiscono l’altruismo con la parola con misericordia. Come possiamo chiamare la nuova informazione visto che quella attuale non è utile alla comunità? Non può esistere in questo contesto un’ informazione civica, quindi utile alla comunità, se non vengono soddisfatte determinate condizioni. La prima è che l’informazione si sviluppi in un contesto dove le persone insieme siano funzionali alla comunità di cui fanno parte. Dove funzionale significa che agiamo anche a vantaggio dei nostri simili con il mutuo soccorso perchè solo insieme possiamo realizzare ciò che da soli non possiamo realizzare. Gli organismi hanno un’organizzazione funzionale se i suoi membri lavorano insieme per uno scopo comune. E se il gruppo è ben organizzato possiamo parlare di superorganismo. E oggi siamo un superorganismo e lo siamo grazie al web. Siamo una mente collettiva che può produrre informazioni e decidere collettivamente. Un altro’esempio, lo trovate nel bel libro di Jurgen Tautz “Il ronzio delle api”, ci aiuterà. Le api esploratrici devono scegliere dove costruire il nuovo alverare e esplorano di solito una, al massimo due cavità e quindi come fanno a scegliere? Non hanno abbastanza  informazioni. L’ape regina e il resto dello sciame non partecipano al processo decisionale ma mettono a disposizione una superficie su cui le api esploratrici possono comunicare tra loro. Sulla superficie iniziano le danze che portano alla scelta della cavità. Vince il gruppo che dimostra più insistenza nella danza, insistenza che è determinata dalla qualità della cavità osservata. La superficie della nuova informazione potrebbero essere i media civici. Si tratta di costruire una superficie dentro il web che permetta alle comunità di produrre informazione civica e fare delle scelte. Il metodo dei media civici parte dalla consapevolezza di produrre informazione altruisticamente. Ma la ricerca è solo iniziata.

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