La Villacidro che vorrei

Villacidro è un piccolo punto sulla carta geografica della Sardegna. Ma come spesso accade con i luoghi che hanno una storia lunga e stratificata, la mappa non basta a spiegarlo. Le mappe registrano coordinate; le comunità custodiscono memorie, conflitti, aspirazioni, silenzi. E talvolta serve uno sguardo nuovo per riaprire ciò che sembrava già raccontato.

È dentro questa tensione che prende forma “La Villacidro che vorrei”, nuova tappa del progetto La Voce dei Giovani, promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì insieme al Giffoni Innovation Hub, con il contributo della Regione Sardegna. Dopo tre edizioni nate a Napoli, il format approda in Sardegna e cambia scenario, ma non cambia la sua intuizione di fondo: spostare il baricentro del racconto di un territorio verso chi lo abita oggi e lo abiterà domani.

A Villacidro questo significa affidare il racconto della città a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, studenti del Liceo Piga, che saranno accompagnati in un percorso di formazione sulla scrittura creativa e sul linguaggio cinematografico. Non si tratta soltanto di insegnare tecniche narrative. Il cinema qui diventa una forma di indagine sul reale: uno strumento per interrogare il proprio territorio, per capire cosa resta di una storia e cosa invece chiede di essere riscritto.

Il luogo non è neutro. Villacidro è la città di Giuseppe Dessì, autore di Paese d’ombre, romanzo con cui vinse il Premio Strega nel 1972. In quelle pagine Dessì raccontava una Sardegna profonda, attraversata da trasformazioni lente e da identità che si ridefiniscono nel tempo. Oggi, cinquant’anni dopo, la domanda torna in un’altra forma: come vedono quello stesso luogo le generazioni che lo abitano adesso?

Il progetto prova a costruire una risposta concreta. Al termine del percorso formativo i giovani partecipanti lavoreranno alla scrittura di un soggetto cinematografico, da cui nascerà uno short movie dedicato a Villacidro. Il film sarà diretto e sceneggiato da due giovani talenti italiani e avrà una distribuzione nei principali circuiti cinematografici e culturali nazionali.

L’operazione ha una dimensione culturale evidente, ma anche una implicazione più sottile. Ogni territorio vive di narrazioni: racconti che lo rendono visibile, interpretabile, abitabile. Quando queste narrazioni si esauriscono o diventano stereotipi, il territorio perde capacità di immaginare il proprio futuro. Restituire la parola ai giovani significa quindi riaprire il processo narrativo della comunità.

Lo spiega Debora Aru, presidente della Fondazione Dessì: l’obiettivo è creare uno spazio in cui i giovani possano raccontare il legame con la propria terra, il senso di appartenenza e insieme il desiderio di immaginare nuove possibilità per il futuro di Villacidro.

In questa prospettiva il cinema diventa qualcosa di più di un prodotto culturale. Luca Tesauro, founder di Giffoni Innovation Hub, insiste su questo punto: l’innovazione non coincide soltanto con la tecnologia ma con la capacità di trasformare la creatività in impatto sociale. Il linguaggio cinematografico permette di leggere la realtà, costruire un punto di vista, rendere visibili bisogni e opportunità, e soprattutto generare dialogo dentro le comunità.

I risultati delle edizioni precedenti mostrano che questa impostazione non è soltanto teorica. Tra i cortometraggi nati dal progetto spicca “A domani”, diretto da Emanuele Vicorito, vincitore del Nastro d’Argento e protagonista di un percorso festivaliero che lo porterà anche su RaiPlay. Un esempio di come un laboratorio formativo possa diventare un’opera capace di attraversare il sistema culturale nazionale.

Con l’arrivo in Sardegna, La Voce dei Giovani compie quindi un passaggio ulteriore. Da progetto locale diventa un modello replicabile, uno strumento che i territori possono usare per investire sulla creatività delle nuove generazioni e sulla costruzione di nuove narrazioni collettive.

Così la Fondazione Dessì si organizza perché ogni comunità ha bisogno di qualcuno che la racconti di nuovo. E spesso quel qualcuno non sono gli esperti, gli storici o gli amministratori. Sono i ragazzi che la attraversano ogni giorno, che la vedono con occhi meno addomesticati e che, proprio per questo, riescono a dire ciò che un territorio potrebbe diventare prima ancora di sapere come farlo.