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Il mar Rosso della pubblicità.

Stare dentro le favole della Coca Cola, di un mulino bianco sulle colline, la carta igienica e il cagnolino che la rincorre, ci è sempre piaciuto. Fa parte del sogno e non importa poi se il prodotto non è cosi buono. Importante è stare sempre nel sogno che ti culla. C’è poi un’altra parte importante del marketing che ci culla. Quello della confezione. La confezione crea un orizzonte di attesa, un divario tra la promessa e la sua realizzazione. Si strappa la carta, si lacera il cellophane, si sforbicia il Tetrapak, si attraversa infine il mar Rosso della pubblicità per entrare in un altrove più vero. (Fabrice Hadjadj). Le immagini, i colori cosi come la parola sono importanti e ci fanno piacere di più il prodotto. E poi la confezione ci da una serie di informazioni che non riusciremo mai a scoprire solo con l’esperienza sensoriale. Da dove proviene il contenuto, le calorie, come è fatto chimicamente. La falsificazione dell’esperienza dei sensi sui prodotti fatta ormai con uno smartphone o con i nuovi monitor posizionati nei market di ultima generazione che ti danno tutta una serie di informazioni sul contenuto. Un verità scientifica e giuridica alla faccia dei nostri sensi, come dice ancora Hadjadj, che tutela alla fine molto più il produttore che il consumatore. Salvo poi alla fine trovare una scritta che ti informa che le foto o i disegni della confezione non rispecchiano il contenuto. Ma c’è l’altra esperienza quella dei prodotti sfusi. Brutti, sgraziati, ma spesso profumati e buoni. E poi non fanno scarto e sono reali. Certo anche qui c’è bisogno di un racconto, magari come il gioco dell’aereo che si fa al neonato per fargli aprire la bocca e imboccarlo. Per lui così sara tutto più buono. Abbiamo bisogno del reale, certo raccontato ma è un buon modo per riconoscerlo e per riappropriarcene. Ci sono molte esperienze per cui si possono acquistare prodotti reali in contesti sempre più locali. Gruppi di acquisto solidale, botteghe eque, orti e fattorie comuni. Il racconto del contadino a cui si stringe la mano, che ti racconta com’è andata la stagione e perché il frutto quest’anno ha un colore diverso. E quello dell’artigiano che ti racconta quante ore e che fatica per fare un manufatto. Questo è il reale a chi va per non seguire le menzogne del marketing.